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mercoledì 23 maggio 2012
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Palazzo Spinelli

Sorge sull'area racchiusa tra l'antica contrada Longaréte, l'attuale viale Giuseppe Verdi e il viale Giorgio Gusmini. Costituito da diversi corpi di fabbricato realizzati nei secoli XVI-XVII-XVIII, fu residenza di una tra le più cospicue famiglie di Clusone. L'unione tra gli Spinelli di Clusone e i Carrara di Bergamo, che annoverano tra i loro membri il Cardinale Francesco e il Conte Giacomo fondatore della Pinacoteca e Accademia d'Arte del capoluogo, avvenne nel 1654 a seguito del matrimonio di Vincenzo Carrara con Maria Spinelli. Il figlio Giovanni Battista fu il primo dei Carrara Spinelli che venne a Clusone ad abitare la casa dell'avo materno Giovanni Spinelli. Più tardi la pronipote Clara, la «contessina» per i Clusonesi, sposò il poeta Andrea Maffei; così si giunse alla denominazione «Carrara Spinelli Maffei», sia per la famiglia, sia per il palazzo. Complesso edilizio storicamente interessante, per l'influsso nella vita di Clusone esercitato dalla famiglia che lo abitò, inserendo, soprattutto nei secoli XVII e XVIII, personaggi di primo piano nell'attività politico-culturale-religiosa. 

Basta ricordare: il conte e cavaliere di S. Marco Giovanni Battista, ambasciatore speciale della Repubblica Veneta per concludere un'alleanza con le «Eccelse Tre Leghe Grigie»; Don Ventura, Arciprete di Clusone dal 1687 al 1728; il conte Giovanni Evangelista Luigi, Podestà di Clusone dopo il 30 marzo 1814; il figlio Giovanni Battista, insigne letterato e facente funzione di Viceprefetto; la contessa Clara Maffei, notissima patriota rinascimentale. Visitandolo non si possono poi non ricordare personaggi come Giuseppe Verdi, Giulio Carcano, Carlo Tenca, lo scultore Puttinati, la scrittrice Emilia Viola Ferretti, il critico musicale Filippo Filippi, i patrioti Gabriele Camozzi e Filippo Rossi, che ripetutamente furono ospiti della contessa Clara Carrara Spinelli Maffei. Queste residenze, in parte fiancheggianti la strada del rione Longaréte e in parte edificate a margine del vasto parco a mezzogiorno, rientrano nel numero degli edifici del centro storico che interessano lo studio della pittura murale, anche se, purtroppo, i passaggi di proprietà e le diverse destinazioni con le conseguenti trasformazioni e ristrutturazioni, hanno impoverito, smembrato e disperso una parte delle sue affrescature. 

 

È ancora abbastanza leggibile e godibile, la decorazione eseguita nel seicento sulle pareti che danno sul cortile del complesso che fiancheggia l'attuale via Clara Maffei, piacevole coronamento delle aperture e del grande arco del passaggio carraie. C'è anche il composito stemma del casato. Il ciclo di pitture interne eseguite da Antonio Cifrondi nel «Salone degli stucchi», mediante strappi, di «Fetonte e il carro del sole», riproducente il momento in cui l'incauto cocchiere appicca il fuoco alla terra. Sono composizioni giovanili del pittore clusonese nelle quali, oltre a presentare è stato smembrato e collocato altrove. Rilevanti nel contesto di questa decorazione, le scene bibliche del «Sogno di Giacobbe» e della «Liberazione dell'apostolo Pietro» e quella mitologica i caratteristici visi squadrati e i volti arrovesciati, anticipa realizzazioni luminose che si ritrovano frequentemente nella produzione artistica posteriore.

 

È attribuita ad Antonio Cifrondi anche la composizione affrescata all'interno dell'edicola prospettica che sorge nella parte del parco antistante il corpo di fabbricato attualmente sede di un Istituto Bancario. Rappresenta l'episodio mitico di Ercole che, abbattuto il drago dalle sette teste posto a vigilare il giardino, viene circondato dalle tre Espèridi festanti. Una gli porge sul vassoio le mele d'oro, mentre nel cielo svolazzano due amorini. La parte sottostante il cielo di questa composizione, ha subito uno strappo di colore; la tela che lo conserva, è attualmente custodita nella residenza di via A. Cifrondi 14. Il nitido disegno e la discreta quantità di colore rimasti sull'intonaco, hanno consentito, nel restauro fatto eseguire dall'istituto bancario attuale proprietario, un buon ricupero dell'insieme. Sulla parete sud dell'edicola, è affrescato lo stemma della famiglia Carrara Spinelli. 

 

Nella facciata nord del fabbricato che ospita l'istituto bancario, si può ammirare un interessante portale in pietra di Sarnico, con accurati bassorilievi e stemma. E un esemplare delle numerose pietre lavorate che si possono osservare nel centro storico.

 

Nel cortile interno ai vari corpi di fabbricato, c'è la Cappella dedicata all'Immacolata. La fece costruire, su disegno dell'architetto Preda di Bergamo, nel 1854, anno della proclamazione del dogma del«Concepimento Verginale», Angelo Giudici, a quel tempo proprietario delle residenze Carrara Spinelli. Contiene affrescature e tele dei pittori bergamaschi Canini e Bergometti.

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