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mercoledì 23 maggio 2012
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Chiesa di S.Defendente

La chiesa di S. Defendente fu eretta nel 1470, in adempimento di un voto, fatto dalla Comunità di Clusone durante una pestilenza. La data è incisa su una delle mensole murate alle basi degli archi crociati della volta del presbiterio. Negli «Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo», avvenuta nel settembre del 1575, è indicata come «Oratorio quasi campestre»; oggi invece, pur conservando uno spazio di rispetto, fa da anello di congiunzione tra il centro storico e la nuova sviluppatissima zona residenziale che si è andata formando a nord-est. Nella documentazione d'archivio, fin dal seicento, risulta dedicata non solo a S. Defendente ma anche a S. Rocco. La struttura è quella delle chiese del tardo quattrocento: una navata con arco di pietra che regge la trabeazione del soffitto; il presbiterio con voltino a spicchi, unificati in alto attorno ad una medaglia di pietra nella quale è scolpito l'Agnello Pasquale e poggiami, in basso, su quattro mensole, pure di pietra lavorata. E illuminata da due finestrelle gotiche aperte sulla parete a mezzogiorno; le altre due aperte a fianco della porta principale, basse e rettangolari, più che illuminare consentono ai passanti la visione e la preghiera dall'esterno. Più tardi la facciata, sulla quale fa spicco un bei portale in pietra, fu protetta da un portico a trearcate, che però occultò per tanti anni il trittico affrescato sulla cimasa. Attualmente è stato riportato alla luce mediante uno squarcio praticato nel soffitto. 

Nel 1591 Bernardo Fantoni di Clusone, a fianco della già esistente Confraternita dei Santi Defendente e Rocco, istituì presso questo luogo di culto un consorzio di carità, denominato: «Istituto elemosiniere a favore dei poveri». Durante l'imperversare della peste del 1630, i locali chiesa e sacrestia furono adibiti a residenza di due Padri Riformati, venuti a Clusone per assistere gli appestati. Lo spiazzo antistante divenne luogo del pubblico arengo. In seguito alla legge del 23 aprile 1806 emanata dal Regno Italico, passò al demanio e fu usata come magazzino, con grave danno per le pitture murali.

Generosi clusonesi capeggiati dall'arciprete Giovanni Rizzoli, riuscirono a riscattarla, e ottennero di riaprirla al culto il 2 gennaio 1895, giorno che il calendario dedica a S. Defendente. Si ricostruì anche il campanile che era stato semidistrutto all'epoca della Repubblica Cisalpina. 

All'inaugurazione del nuovo Ospedale S. Biagio (16 settembre 1906), l'arciprete Giorgio Gusmini la destinò a luogo di culto per i degenti e il personale; ma dopo non molto tempo l'amministrazione del nosocomio risolse all'interno il problema della Cappella, e S. Defendente, nuovamente abbandonato, accelerò il suo degrado. Nel 1966 l'arciprete Mariano Spada, aiutato dalla generosità di alcuni cittadini e ospiti di Clusone, tra i quali Mons. Geremia Pacchiani, iniziò il suo ricupero completo con il rifacimento del tetto, lo sterro del lato-nord, la creazione di una camera d'aria perimetrale e la posa di una nuova pavimentazione. Fu riaperta al culto dall'arciprete Anselmo Tomasini il 16 agosto 1971, in occasione della festa liturgica di S. Rocco, che si è così preso la rivincita su il contitolare S. Defendente, la cui festa era stata scelta per la precedente apertura.


Gli affreschi


Le pitture murali di S. Defendente, complessivamente cinquantadue composizioni, interessano il periodo tra il 1470 e il 1600. Ad eccezione della composizione àbsidale, oggi in gran parte perduta, e di quelle esterne affrescate nelle lunette sopra le porte (Natività tra Santi e Pietà), appartenenti alla primitiva decorazione della chiesa, sono tutte degli ex-voto, riproducenti, con varietà grafica e interpretativa, i santi più invocati nelle ricorrenti pestilenze, o in occasione di particolari bisogni. S. Rocco è presente in ventisei composizioni, S. Defendente in venticinque, la Madonna col Bambino in dieci. Ma ci sono anche, S. Lucia, S. Antonio Abate, S. Caterina d'Alessandria, S. Martino da Tours, S. Francesco da Paola; anche loro, in frequenti circostanze e a diverso titolo, invocati. 

Composizioni eseguite in tempi diversi, ma con un certo ordine nella ripartizione e utilizzazione dei ridotti spazi disponibili (vedi le pareti del presbiterio). Si nota uno sforzo di diversificazione nelle repliche; evidentemente nella misura consentita dalla sensibilità o dalla fretta del pittore e, ancor più, dai desideri pressanti o dalle possibilità finanziarie dei committenti. Costituiscono un ricco repertorio iconografico, dal quale si possono rilevare i momenti devozionali, i gusti estetici e le classificazioni sociali di quasi duecento anni; inoltre le molte scritte e date ancora leggibili sulle fasce di contorno, indicanti i nomi dei committenti, sono preziosissime per una ricerca su molte famiglie di Clusone. Un altro dato interessantissimo di queste pitture di S. Defendente, è l'insistenza paesaggistica; possono fornire ottimo materiale per lo studio dell'ambiente naturale in quel periodo. Anche per questi affreschi, il problema delle attribuzioni è ancora irrisolto; si è trovato soltanto la firma di Gelmus Galopis, in fondo al trittico affrescato sopra il portale della facciata. Dopo attento esame della figura, degli elementi ambientativi e dei colori, raffrontati con tanta parte della sua produzione artistica, si può tentare una attribuzione del S. Francesco da Paola, affrescato sulla parete nord del portico, al clusonese Domenico Carpinoni (1566-1658) che, stando alla data segnata in fondo al dipinto (1597), l'avrebbe eseguito a trentun anni. Autori di altri affreschi (vedi Madonna col Bambino in trono, S. Rocco e sua replica sulla parete destra del presbiterio), vanno cercati tra i pittori gotico-rinascimentali che hanno operato al complesso dei Disciplini nello stesso periodo. 

Le composizioni di S. Defendente, cospicua parte del patrimonio storico artistico di Clusone, ma anche di notevole interesse nel quadro della pittura murale bergamasca, non sono ancora sufficientemente conosciute; meritano più studio e continua attenzione per la loro conservazione e valorizzazione. Nel 1973 Giuseppe Arrigoni eseguì l'assestamento e la pulitura degli affreschi del presbiterio e nel 1980 di quelli esterni sotto il portico; ma purtroppo, anche in questi anni, hanno subito altro impoverimento nella stabilità degli intonaci e nel colore. Le composizioni interne eseguite sull'arco e sulle pareti della navata, sono ancora in attesa di ripulitura e assestamento.


L'arredo



L'ancona appesa sul muro absidale, è la parte restante di un altare realizzato nel 1631, dopo la perdita parziale dell'affrescatura eseguita nella primitiva decorazione. La tela del «Transito di S. Giuseppe» è della stessa epoca, ma non si conosce l'autore. È stata restaurata da Ezio Bartoli nel 1975. La panca presidenziale, di pietra antica rielaborata con simboli dal clusonese Ettore Giudici, è stata collocata dietro la mensa del sacrificio nel 1975.

La chiesa di S. Defendente fu eretta nel 1470, in adempimento di un voto, fatto dalla Comunità di Clusone durante una pestilenza. La data è incisa su una delle mensole murate alle basi degli archi crociati della volta del presbiterio. Negli «Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo», avvenuta nel settembre del 1575, è indicata come «Oratorio quasi campestre»; oggi invece, pur conservando uno spazio di rispetto, fa da anello di congiunzione tra il centro storico e la nuova sviluppatissima zona residenziale che si è andata formando a nord-est. Nella documentazione d'archivio, fin dal seicento, risulta dedicata non solo a S. Defendente ma anche a S. Rocco. La struttura è quella delle chiese del tardo quattrocento: una navata con arco di pietra che regge la trabeazione del soffitto; il presbiterio con voltino a spicchi, unificati in alto attorno ad una medaglia di pietra nella quale è scolpito l'Agnello Pasquale e poggiami, in basso, su quattro mensole, pure di pietra lavorata. E illuminata da due finestrelle gotiche aperte sulla parete a mezzogiorno; le altre due aperte a fianco della porta principale, basse e rettangolari, più che illuminare consentono ai passanti la visione e la preghiera dall'esterno. Più tardi la facciata, sulla quale fa spicco un bei portale in pietra, fu protetta da un portico a trearcate, che però occultò per tanti anni il trittico affrescato sulla cimasa. Attualmente è stato riportato alla luce mediante uno squarcio praticato nel soffitto. 

Nel 1591 Bernardo Fantoni di Clusone, a fianco della già esistente Confraternita dei Santi Defendente e Rocco, istituì presso questo luogo di culto un consorzio di carità, denominato: «Istituto elemosiniere a favore dei poveri». Durante l'imperversare della peste del 1630, i locali chiesa e sacrestia furono adibiti a residenza di due Padri Riformati, venuti a Clusone per assistere gli appestati. Lo spiazzo antistante divenne luogo del pubblico arengo. In seguito alla legge del 23 aprile 1806 emanata dal Regno Italico, passò al demanio e fu usata come magazzino, con grave danno per le pitture murali.

Generosi clusonesi capeggiati dall'arciprete Giovanni Rizzoli, riuscirono a riscattarla, e ottennero di riaprirla al culto il 2 gennaio 1895, giorno che il calendario dedica a S. Defendente. Si ricostruì anche il campanile che era stato semidistrutto all'epoca della Repubblica Cisalpina. 

All'inaugurazione del nuovo Ospedale S. Biagio (16 settembre 1906), l'arciprete Giorgio Gusmini la destinò a luogo di culto per i degenti e il personale; ma dopo non molto tempo l'amministrazione del nosocomio risolse all'interno il problema della Cappella, e S. Defendente, nuovamente abbandonato, accelerò il suo degrado. Nel 1966 l'arciprete Mariano Spada, aiutato dalla generosità di alcuni cittadini e ospiti di Clusone, tra i quali Mons. Geremia Pacchiani, iniziò il suo ricupero completo con il rifacimento del tetto, lo sterro del lato-nord, la creazione di una camera d'aria perimetrale e la posa di una nuova pavimentazione. Fu riaperta al culto dall'arciprete Anselmo Tomasini il 16 agosto 1971, in occasione della festa liturgica di S. Rocco, che si è così preso la rivincita su il contitolare S. Defendente, la cui festa era stata scelta per la precedente apertura.


Gli affreschi


Le pitture murali di S. Defendente, complessivamente cinquantadue composizioni, interessano il periodo tra il 1470 e il 1600. Ad eccezione della composizione àbsidale, oggi in gran parte perduta, e di quelle esterne affrescate nelle lunette sopra le porte (Natività tra Santi e Pietà), appartenenti alla primitiva decorazione della chiesa, sono tutte degli ex-voto, riproducenti, con varietà grafica e interpretativa, i santi più invocati nelle ricorrenti pestilenze, o in occasione di particolari bisogni. S. Rocco è presente in ventisei composizioni, S. Defendente in venticinque, la Madonna col Bambino in dieci. Ma ci sono anche, S. Lucia, S. Antonio Abate, S. Caterina d'Alessandria, S. Martino da Tours, S. Francesco da Paola; anche loro, in frequenti circostanze e a diverso titolo, invocati. 

Composizioni eseguite in tempi diversi, ma con un certo ordine nella ripartizione e utilizzazione dei ridotti spazi disponibili (vedi le pareti del presbiterio). Si nota uno sforzo di diversificazione nelle repliche; evidentemente nella misura consentita dalla sensibilità o dalla fretta del pittore e, ancor più, dai desideri pressanti o dalle possibilità finanziarie dei committenti. Costituiscono un ricco repertorio iconografico, dal quale si possono rilevare i momenti devozionali, i gusti estetici e le classificazioni sociali di quasi duecento anni; inoltre le molte scritte e date ancora leggibili sulle fasce di contorno, indicanti i nomi dei committenti, sono preziosissime per una ricerca su molte famiglie di Clusone. Un altro dato interessantissimo di queste pitture di S. Defendente, è l'insistenza paesaggistica; possono fornire ottimo materiale per lo studio dell'ambiente naturale in quel periodo. Anche per questi affreschi, il problema delle attribuzioni è ancora irrisolto; si è trovato soltanto la firma di Gelmus Galopis, in fondo al trittico affrescato sopra il portale della facciata. Dopo attento esame della figura, degli elementi ambientativi e dei colori, raffrontati con tanta parte della sua produzione artistica, si può tentare una attribuzione del S. Francesco da Paola, affrescato sulla parete nord del portico, al clusonese Domenico Carpinoni (1566-1658) che, stando alla data segnata in fondo al dipinto (1597), l'avrebbe eseguito a trentun anni. Autori di altri affreschi (vedi Madonna col Bambino in trono, S. Rocco e sua replica sulla parete destra del presbiterio), vanno cercati tra i pittori gotico-rinascimentali che hanno operato al complesso dei Disciplini nello stesso periodo. 

Le composizioni di S. Defendente, cospicua parte del patrimonio storico artistico di Clusone, ma anche di notevole interesse nel quadro della pittura murale bergamasca, non sono ancora sufficientemente conosciute; meritano più studio e continua attenzione per la loro conservazione e valorizzazione. Nel 1973 Giuseppe Arrigoni eseguì l'assestamento e la pulitura degli affreschi del presbiterio e nel 1980 di quelli esterni sotto il portico; ma purtroppo, anche in questi anni, hanno subito altro impoverimento nella stabilità degli intonaci e nel colore. Le composizioni interne eseguite sull'arco e sulle pareti della navata, sono ancora in attesa di ripulitura e assestamento.


L'arredo



L'ancona appesa sul muro absidale, è la parte restante di un altare realizzato nel 1631, dopo la perdita parziale dell'affrescatura eseguita nella primitiva decorazione. La tela del «Transito di S. Giuseppe» è della stessa epoca, ma non si conosce l'autore. È stata restaurata da Ezio Bartoli nel 1975. La panca presidenziale, di pietra antica rielaborata con simboli dal clusonese Ettore Giudici, è stata collocata dietro la mensa del sacrificio nel 1975.

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