Cascate del Serio
Le Cascate del Fiume Serio sono, con il loro triplice salto di 106, 74e 75 metri, le più alte d'Italia e le seconde in Europa. L'acqua, liberata dalle paratie della Diga del Barbellino, precipita a valle spumeggiando e creando uno degli spettacoli più maestosi ed entusiasmanti che possono essere ammirati a Valbondione. Questo spettacolo, negli ultimi anni, viene ripetuto per ben cinque volte ( la 1° e la 3° domenica di luglio e di agosto; e la 1
° domenica di settembre),nell'intento di incentivare la partecipazione a questa manifestazione, grazie all'accordo raggiunto con l'ENEL dall'Amministrazione comunale. Fino a pochi anni fa, infatti, l'apertura veniva concessa solamente per 2 ore all'anno.
Chiesetta di S.Lucio

La chiesetta dedicata a San Lucio, situata a 1027 metri sul mare, domina da una posizione incantevole tutto l’altopiano di Clusone. E’ stata eretta per voto della popolazione,nel 1529, mentre infieriva la peste, e ricostruita nel 1630. La pala dell’unico altare è del pittore clusonese Domenico Carpinoni e rappresenta San Lucio, Santa Lucia e San Rocco in atto di invocare la Vergine.
Chiesetta sul Monte Crosio

Piccolo oratorio cinquecentesco posto in amena e panoramica posizione su una collinetta appena fuori dall’abitato. Da qui si può avere
una visione completa e significativa delle città dell’altopiano clusonese.
La Pineta di Clusone
Non tutti sanno che la grande "Morena" della Selva di Clusone, per interessamento dell'allora Sindaco di Clusone, Conte Dott.Filippo Fogaccia (detto Baradello), nell'anno 1922 fu iscritta nel "Catalogo delle Bellezze Naturali" d'Italia.
La "Morena" della Selva non è soltanto una ricca e folta pineta, fonte di salute, ma è anche una visiva testimonianza di un grande capitolo geologico del nostro globo. Essa custodisce innumerevoli meravigliose testimonianze: i "Massi Erratici" e le "Buche del Freddo".

I "Massi Erratici" non sono altro che enormi massi di pietra trasportati dai ghiacciai, alcune migliaia di anni or sono, portati nientemeno che dal lontano Gruppo dell'Adamello; molti "Massi" sono ancora ben visibili, anche se alcuni sono rovinati, e molti altri sono stati completamente distrutti per ricavarne pietrame da costruzione.
Le "Buche del Freddo" sono enormi buche sparse nella Pineta; scendendo nell'interno si denota un abbassamento di temperatura di alcuni gradi centigradi. Sono comunque testimoni visibili di quanto ci ha lasciato il ghiacciaio in fase di scioglimento.
Per Clusone e zone limitrofe è senz'altro un'attrattiva in più che merita di essere valorizzata e conosciuta dalle scolaresche, dai villeggianti e dagli stessi Clusonesi.
Il Parco delle Orobie bergamasche

Le Alpi Orobie formano una lunga catena di cime di vario aspetto allineate per oltre 50 km in direzione est-ovest, dalla sponda orientale del lago di Corno allo sponda destra del fiume Oglio in Valcamonica, caratterizzata da rilievi tra i 2000 e 3000 metri e da profonde incisioni vallive. Dal punto di vista morfologico, la catena delle Orobie a nord scende in Valtellina con un ripido versante che presenta incisioni vallive secondarie quasi sempre trasversali, i cui torrenti si riversano nell'Adda. Tra le più suggestive di queste valli ricordiamo la Valle di Tartano, la Val Venina e la Val Belviso. Fanno già parte invece del bacino dell'Oglio la Val Campovecchio e la Val Brandet.
Il versante meridionale si presenta più aperto ed è costituito da valli (valle del Brembo, del Serio, di Scalve) a prevalente andamento nord sud, che alimentano i principali fiumi bergamaschi. Il settore centrale tra il Passo di Venina e di Belviso rappresenta il tratto più elevato e spettacolare in cui si elevano le cime più alte delle Orobie, che raggiungono la massima quota nel Pizzo Coca (3050 m). La catena delle Orobie possiede piccoli ghiacciai rivolti verso nord nella zona centro orientale a quote intorno ai 2300-2500 metri. Nel secolo scorso ne vennero censiti una quarantina, mentre risultavano ridotti a 21 dopo il rilievo eseguito dal Comitato Glaciologico Italiano del C.N.R. negli anni 1957/1958. Nel territorio del Parco rientrano inoltre un centinaio di laghi e laghetti quasi tutti di origine glaciale, concentrati soprattutto nella catena delle Alpi Orobie vere e proprie (nella foto il lago di Barbellino).
Alcuni di questi, tuttavia, sono sfruttati a scopi idroelettrici, altri, ormai giunti in fase di senilità, sono quasi interrati dando origine ad importanti ambienti di torbiera.

Nel quadro della vegetazione presente nelle Alpi Orobie i boschi rivestono primaria importanza, sebbene le specie che li compongono siano comuni ad altre zone delle Alpi. Molto interessante è esaminare la loro distribuzione: si rileva infatti una notevole diversità tra il versante nord, cioè quello Valtellinese, rispetto al versante sud, bergamasco e bresciano. Le fasce vegetazionali sono quelle dell'orizzonte montano inferiore, costituito da latifoglie e faggete, e dell'orizzonte montano superiore, costituito da peccete, A quote più alte si arriva al limite della vegetazione arborea e arbustiva oltre il quale dominano le praterie.
Sulle Orobie vive ancora una fauna alpina molto varia, oltreché discretamente numerosa. Il patrimonio va da alcuni ungulati fino alla avifauna, sia stanziale che migratoria. In questi ultimi anni si è assistito ad un aumento della selvaggina ungulata, dovuto soprattutto all'istituzione di oasi di rifugio e di aziende faunistiche, dove vengono attuati programmi di gestione e piani di abbattimento, nonché bandite di caccia in cui la fauna selvatica può riprodursi in condizioni di minor disturbo.
Prealpi Bergamasche: I sentieri delle orobie

Sentiero delle Orobie occidentali: itinerario in sette tappe che percorre la testata della Val Brembana e delle sue convalli con partenza dal paese di Cassiglio in Valtorta e arrivo al rifugio Calvi. Si sviluppa per circa 80 chilometri ed è segnalato col numero 101. Il Sentiero Italia si inserisce ai Piani di Bobbio e lo segue integralmente fino alla fine.
Sentiero delle Orobie centrali: collega fra loro i principali rifugi delle Orobie con un itinerario in otto tappe lungo circa 80 chilometri, con partenza da Valcanale e arrivo al Passo della Presolana. il sentiero Italia si inserisce al rifugio Calvi e lo segue fino al rifugio Curò.
Sentiero Naturalistico Curò: è la naturale prosecuzione dei Sentieri delle Orobie verso est, realizzata dalle sottosezioni del CAI Bergamo di Clusone e della Val di Scalve, con partenza da Valbondione e arrivo a Schilpario. Il Sentiero Italia si inserisce al rifugio Curò e lo segue fino al Passo del Vivione.
L’Alta Via delle Orobie orientali: così è chiamato impropriamente il sentiero n.6 che percorre il versante camuno del Pizzo Camino, del (Cimone della Bagozza e della Concarena (Prealpi Bresciane), collegando il rifugio Laeng al rifugio CAI Iseo. il Sentiero Italia lo segue nella sua ultima parte fino al paese di Pescarzo in Val Camonica.