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sabato 11 febbraio 2012
Cultura...
Trasparenza amministrativa
Chiesa del Paradiso

Il nucleo iniziale del complesso del "Paradiso" che sorge nell'antica contrada Canépa, fu costituito dal Convento delle Monache di S. Chiara e dall'annessa Cappella, risale alla metà del secolo XV.

Nello stesso periodo, a fianco del Convento, si aprì anche un Ospizio per viandanti e poveri, così indicato nelle antiche carte consultate dall'abate Pier Antonio Uccelli: " Sedimen hospitalis Dominae Santae Mariae sito in contrada Canépa”.

Nel 1486, durante un pubblico arengo della Comunità di Clusone, constatato che più nessuna utilità veniva da questo ospizio, si decise all'unanimità di invitare alcuni religiosi ad abitarvi, perché officiassero la vicina Chiesa di S. Alessandro a vantaggio degli abitanti del rione. Nel 1488i Padri Serviti Benedetto, Mariano e Francesco, tutti e tre nativi di Clusone, presero in consegna i locali e il terreno adiacente e iniziarono la loro attività pastorale, la quale andò sviluppandosi fruttuosamente, fino alla trasformazione dell'Ospizio in un vero piccolo Convento e alla costruzione di una Cappella col titolo di "S. Maria del Paradiso", titolo abbastanza abituale per i luoghi di culto dei Serviti. Questa Cappella tu ampliata una prima volta nel 1495 e nuovamente ristrutturata nel 1565; la data è scolpita in alto sul fregio di pietra della facciata. In questa ristrutturazione, per la facciata e per la parete orientale, si utilizzarono le pietre riquadrate ricavate dalle cave del circondario. Indicativa di altro intervento strutturale può essere anche la data 1517 incisa sul basamento della pila dell'acqua santa.

Nel 1654 Papa Innocenzo X ordinava la chiusura dei piccoli Conventi dei Serviti che non raggiungessero un certo numero di membri; così Le Figlie di S. Francesco e S. Chiara continuarono a risiedere nei locali dei due conventi ormai unificati, e quindi a prendersi cura, con grande amore, della Chiesa di S. Maria del Paradiso fino al 1810, anno in cui il governo francese decise la soppressione dei Conventi esistenti sul territorio da esso controllato, quindi anche di Clusone.

In seguito i locali del Convento furono adibiti a sede di pubblici corsi di grammatica e di umanità; più tardi di scuole private, con convitto per alunni provenienti da fuori Clusone.

La Chiesa, affidata alla Fabbriceria Parrocchiale, continuò ad essere officiata per i fedeli della zona come al tempo delle comunità religiose, fatta eccezione per qualche periodo di chiusura tra il 1884 e il 1902, dovuti alla instabilità di una parte del voltone che nel 1734 aveva sostituito il pericolante soffitto trabeato. La riapertura definitiva avvenne il 2 agosto 1902 con la grande festa del "Perdono d'Assisi", dopo la risistemazione progettata e diretta dall'architetto Virginio Muzio. Le molte ristrutturazioni, le unificazioni e i ripetuti cambiamenti di destinazione avvenuti nel corso dei secoli, rendono ora difficile la ridefinizione delle vane componenti del complesso del "Paradiso"; ma già nel 1876 la riteneva ardua impresa l'abate Pier Antonio Uccelli scrivendo: "ora non si potrebbe più precisare quale fosse la parte dove esisteva il monastero delle monache, come quella dove esisteva il convento dei padri Serviti; così pure non si potrebbe dire dove in Chiesa officiassero i religiosi e dove le religiose".

Nello studio della pittura murale di Clusone, il complesso del "Paradiso" trova il suo posto naturale accanto a S. Bernardino, a S. Defendente e a S. Anna. Tuttavia la ricerca qui è ancora in gran parte da compiere.

 

Per quanto riguarda la Chiesa dedicata al mistero della natività di Maria Santissima, si sa che i ripetuti interventi purtroppo sacrificarono la primitiva decorazione (l'attuale in massima parte è stata eseguita, su stilèmi quattrocenteschi, dal pittore Ernesto Rusca di Milano tra il 1897 e il 1901, e le figure dei santi affrescati sulle lesene da Gianbattista Galizzi di Bergamo nel 1924); ma anche gli affreschi esistenti nelle cappelle laterali finirono sotto intonachi di otto - dieci centimetri. Comunque qualcosa di buono può essersi salvato; lo lasciano intravedere gli assaggi eseguiti nella cappella dell'Addolorata e nella scala di accesso ad una cantorìa dove, presumibilmente, si conserva l'arco di una ugualmente antica cappella. Anche nei locali dell'ex-convento, almeno in quelli che ancora non hanno subito radicali trasformazioni, è presumibile che sotto gli intonaci, o dietro tavolati eseguiti posteriormente, si celino affreschi dei secoli XV e XVI, perché l'affresco ai piedi della scala che dal portico del chiostro porta alle stanze sovrastanti, e la piccola Annunciazione venuta alla luce sui muri del chiostro, non possono essere state le sole pitture murali volute e commissionate dalle due comunità religiose, o dalle "scholae Conceptionis B.V. Manae et S. Josephi", che vissero ed operarono in questo complesso. L'arredo, a parte alcuni elementi dei secoli XV e XVI, fa della Chiesa del Paradiso una interessantissima galleria di sculture e pitture del seicento e del settecento.


Le cappelle


 

1^ cappella

Nella prima Cappella, a destra entrando dalla porta centrale, è collocato l'affresco dell'Addolorata (sec. XV). Questa composizione, che ora fa da pala all'altare, era stata dipinta sull'esterno della primitiva edicola perticata eretta dai padri Serviti subito dopo il loro arrivo a Clusone. L'attuale collocazione all'interno, realizzata mediante l'incorporazione della parete affrescata, risale all'epoca del primo ampliamento che si rese necessario per l'incremento del culto all'Addolorata in seguito allo sfregio sacrilego che l'immagine subì nel 1495. L'ampia corniciatura a drappo, in legno dorato e ornata da motivi floreali e da statue, è opera della bottega dei Fantoni di Rovetta; di Andrea Fantoni sono le allegorie della Fede, della Speranza e della Carità. Della bottega dei Fantoni anche la parte inferiore, in marmi policromi con intarsi e testine di angeli. Nella valutazione e nell'esame di questa pittura si deve tener conto non solo del suo rilevante pregio artistico, riferibile in modo particolare alla cura del disegno e alla intensità espressiva, ma anche del grande e costante valore affettivo che racchiude in se per tutta la comunità di Clusone. In ogni evenienza lieta o triste, individuale o collettiva, a Clusone l'incontro con la Madonna è sempre avvenuto, e avviene tuttora, ai piedi di questo ispirato affresco; lo testimonia la corona posta sul capo dell'Addolorata il 22 settembre 1907 dal Beato Card. Andrea Ferrari, dono di tutta la comunità, realizzata dal maestro orafo Giovanni Donadini su disegno di L. Domeneghini. A questo affresco sono legate tante altre pitture murali successive, nate come vere copie, o sostanzialmente da esso ispirate anche quando introducono elementi diversificanti. Non si conosce l'autore, ma con molta probabilità è opera di un anonimo pittore dell'Ordine dei Serviti; infatti questa famiglia religiosa annovera fra i suoi frati alcuni pittori di buon livello.

La composizione segue il tradizionale modulo usato nei luoghi sacri officiati dai Serviti per effigiare la Vergine: Maria Addolorata, seduta sull'orlo del sepolcro, tiene sulle ginocchia il Cristo morto; ha le mani congiunte e contempla il divin figlio. Inginocchiati ai lati, il pittore ha collocato Filippo Benizzi e Pellegrino Laziosi (riconoscibile dalla gamba tumefatta), due santi dell'Ordine dei Serviti. Dalla croce che sta sullo sfondo, pendono gli strumenti della passione. Sopra l'arco che incornicia la Pietà, in due tondi monocromi, sono presentati altri due religiosi in preghiera. La perfezione del disegno, l'accorta scelta dei colori, la semplicità compositiva, ma ancor più l'intensità espressiva, indicano nell'autore un vero maestro dell'affresco, e soprattutto un uomo di fede. Sul volto e nell'atteggiamento composto di Cristo, è magistralmente fissato lo stato d'animo del momento supremo del suo sacrificio: l'abbandono fiducioso al Padre, la serenità per aver compiuto fino in fondo la sua volontà. L'amore e il dolore, la fede e la condivisione, sono i valori dell'animo della Madre che con immediatezza il suo volto e le sue mani ci rivelano. Sulla parete a destra dell'altare, si conserva la sinòpia con un poco di colore di una Madonna col Bambino, resto esemplificativo degli affreschi sacrificati, in epoche diverse, sotto consistenti intonaci. In quella di sinistra è appeso un ex-voto degli abitanti della contrada Canépa, i quali ricorsero all’intercessione dell'Addolorata in occasione di una epidemia nell'anno 1692. Il pittore ha effigiato su questa tela i rappresentanti dalla contrada Canépa, con l'Arciprete del tempo nob. Ventura Carrara rivestito del "piviale", intenti a supplicare la Vergine che presenta il figlio deposto dalla croce. Sul cartiglio sottostante è ricordato l'impegno che la contrada si è assunta: recitare, ogni sera, davanti a questo altare la corona del Rosario.

 

2^ cappella

 

La seconda Cappella è dedicata a S. Lucia, il cui martirio è rievocato nella pala dell'altare, dipinta dal bresciano Marco Richiedo 1565-1627).

 

L'altare, in legno intagliato, con due angeli in tutto tondo che reggono la corona e la palma del martirio, è stato commissionato a bottega artigianale locale dalla famiglia Viti Bomcelli; lo ricorda lo stemma collocato nella fascia a motivi fitomorfi, realizzata ai piedi della pala. Questa Cappella testimonia l'intensità e la continuità a Clusone del culto alla vergine martire siracusana, alla quale npetutamente la comunità si votò nelle ricorrenti pestilenze dei secoli passati.

3^ cappella 

 

Segue la Cappella di S. Giuseppe, presso la quale fin dal 1523 era attiva la "Schola S. Josephi", una confraternita tanto numerosa e con tante possibilità da poter sostenere, oltre le spese ordinarie della chiesa, anche l'impegno finanziario della costruzione del campanile (v. Registro "Pro veneranda schola S. Joseph di Clusone" - arch. Parr.). Nella maestosa ancona dell'altare, caratterizzata da alte cariatidi, è collocata la pala di Bortolo Littenni, pittore veneto nato nel 1669. L'artista, al quale la confraternita di S. Giuseppe commissionò il dipinto nel 1707 tramite l'amico Andrea Fantoni, ha presentato il santo nel momento del trapasso dalla vita terrena alla vita eterna, assistito da Maria e Gesù. La composizione è stata arricchita con angeli che m alto circondano il Padre e lo Spinto Santo in attesa di accogliere l'anima del castissimo sposo di Maria, e in basso giocherellano con gli arnesi dell'umile operaio di Nazareth. E giustamente uno dei dipinti più ammirati in questo luogo di culto. Di notevole interesse anche lo studio delle presenze pittoriche extra-bergamasche sul territorio. Nel vano dove in antico esisteva l'altare di S. Lorenzo, è appeso l'affresco della peste, opera di Giovanni Battista Brighenti (1784-1861). Questo dipinto commemorativo della peste del 1630, è stato strappato dal timpano dell'Oratoriodei Morti, per la decisione di prolungare la Chiesa inglobando il portico (progetto che poi è stato abbandonato); sulla parete originaria è comunque rimasto il disegno fortemente inciso e qualche traccia di colore. Nella sommità della composizione, è posto il Padre Celeste che vigila sulle vicende umane; sotto il contenuto descrittivo. Nella fascia superiore, a sinistra, arroccato alle falde del monte Cimiero e circondato dalle mura, si vede il centro urbano di Clusone come era nel seicento; a destra, seguendo la narrazione dello storiografo locale della peste Bernardino Baldi, il pittore ha voluto ricordare il fatto del Padre cappuccino Giacomo Albrici, morto per aver contratto il morbo nella diuturna assistenza agli appestati. Il cavallo che trainava il carro col cadavere del Frate verso la località Lama di Vògno, non volendo assolutamente procedere quasi fosse impedito da una forza invisibile, fu sospinto fin là a forza di bastonate. La fossa preparata, per ben tre volte si riempì misteriosamente di terra, impedendo ai monatti di deporvi il cadavere. I Deputati dell'Ufficio di Sanità, di fronte a questi fatti, diedero il permesso di riportarlo verso la Chiesa Parrocchiale perché fosse sepolto in quel Cimitero, accompagnandolo loro stessi con torce accese. Nella fascia inferiore, il Brighenti ha ricostruito in modo straordinariamente suggestivo un corteo funebre che, uscito dalla "porta di fondo" della città, accompagna i morti del contagio nella Selva, località scelta per la sepoltura. Composizione molto interessante, non solo per la ricerca sulla peste, ma anche per conoscere l'assetto territoriale-urbanistico e i costumi di quel periodo. Sulla stessa parete, in alto: altro affresco di Giovanni Battista Brighenti, strappato da una casa ristrutturata in via S. Marco. Sul lato destro della cappella: una tela di Antonio Brighenti (1810-1893) dove Cristo Redentore si eleva sul globo terrestre e indica il cuore quale segno del suo infinito amore per l'umanità.

 

4^ cappella 

 

Nella prima Cappella, a sinistra della porta principale, nell'ancona-tribuna modellata con gessi e stucchi, è venerato un cinquecentesco Crocifìsso, sicuramente anteriore alla produzione fantoniana. Le statue di Maria Santissima e dell'apostolo Giovanni affiancate al Crocifisso, sono invece uscite, nel tardo settecento, dalla bottega di Rovetta. Questo altare, che si stacca completamente dal resto dell'arredo, ha sostituito uno più antico dedicato a S. Giacomo. Fu donato dalla nobile famiglia Carrara Spinelli. Ai lati dell'altare, in originali corniciature di noce intagliata realizzate nella bottega di Giuseppe Barzasi, sono collocate le quattordici tele della "Via Crucis"; pitture che sono ancora in attesa di una attribuzione definitiva, dopo essere state segnalate come opera di A. Cifrondi, di M. Picenardi, di A. Celesti e di altri pittori del primo settecento. Due interessanti ovali sono appesi sulle fiancate della Cappella: su quello di destra è dipinto il Beato Giovanni Marinoni, i cui antenati ebbero i natali a Clusone; su quello di sinistra è raffigurata la visione mistica di una santa monaca.

 

5^cappella 

Segue la Cappella dell'Immacolata. La dedicazione a questo mistero l'hanno voluta le monache di S. Chiara per creare un collegamento tra la Cappella interna del Monastero, appunto dedicata a Maria Immacolata, e questo luogo di culto aperto al pubblico. Fin dal 1525 presso la Cappella del Monastero era attiva la "Schola Conceptionis B. Manae Virginis". La pala dell'altare è stata commissionata nel 1733 al pittore bergamasco Giovanni Battista Cesarebo. La composizione fu suggerita dalle Clarisse: la Vergine Immacolata venerata da S. Chiara, S. Francesco d'Assisi, S. Antonio da Padova, S. Giovanni della Croce e S. Rocco. La presenza di S. Rocco fa ritenere che, all'epoca della esecuzione del dipinto, fosse in atto una epidemia. Dopo che Pio VII, con Breve del 5 aprile 1808, confermò in perpetuo a questa Chiesa tutte le indulgenze concesse alle Chiese Francescane, compresa quella della Porziuncola, presso questa Cappella fu costituito il pio sodalizio detto "II Suffragio del S. Perdono d'Assisi".

6^ cappella 

Nell'ultima Cappella, dopo il vano dove è posto l'ingresso laterale, sono appese tre tele di Domenico Carpmom (1566-1658), sicuramente tra le migliori delle numerose opere che Clusone custodisce di questo suo artista. Al centro: la grande pala della "Natività di Maria", dove il pittore, nell'interpretazione del mistero a cui è dedicata la chiesa, offre un saggio convincente del suo talento nella progettazione del tema, nella ambientazione architettonica dei vari momenti, nella cura del disegno, nella vasta ed efficace scelta dei colori, nella rifinitura delle figure, delle nature morte, del paesaggio. Di notevolissimo effetto l'insieme dei curatissimi panneggi. Committenti della tela furono i padri Serviti, che chiesero al Carpinoni l'inserimento, alla destra della scena principale, di S. Filippo Benizzi, il principale santo dell'Ordine. A sinistra: la "Maddalena", sicuramente la più ispirata tra quelle dipinte dal Carpinoni; senza dubbio superiore a quella inserita nella tela dell'altare del Rosario nella Basilica di Clusone, ma anche a quella della collezione Cornaggia-Medici di Milano. E tra le rarissime opere firmate di Domenico Carpinoni. A destra: "La pala di S. Lucio", così chiamata perché originariamente era collocata sopra l'altare della Chiesetta di S. Lucio sul monte, dove attualmente si trova una copia eseguita dal pittore clusonese Sòstene Alquati. È un ex-voto commissionato al Carpmoni per la peste del 1630; lo ricorda la scritta posta al margine destro della tela. S. Lucia, S. Lucio e S. Rocco invocano da Cristo Redentore e da Maria Addolorata, la protezione su Clusone che è loro presentato da un angioletto in un grazioso plastico. Anche in questa composizione c'è il miglior Carpinoni.

Sulla parete laterale di sinistra, è appeso un pregevole sbalzo cesellato del maestro Attilio Nani (1901-1959). Raffigura l'entrata trionfale di Gesù Messia in Gerusalemme. E stato donato dal figlio Claudio.


Il presbiterio


 

E' uno scrigno di opere suggestive. Al centro l'originalissimo composito altare della "Visitazione" ridisegnato da Virginio Muzio. Fa spicco il paliotto in legno dorato di Grazioso Fantoni (1630-1693), nel quale il padre del grande Andrea nel 1685, su commissione delle Clarisse dell'annesso convento di S. Elisabetta, ha scolpito con tanta semplicità e poesia, l'incontro di Maria Vergine con la parente Elisabetta, alla presenza attonita di Giuseppe e Zaccaria. La parte superiore è opera degli intagliatori Rossi di Clusone, e le sei tavole, raffiguranti Maria con i profeti che parlarono di lei, sono state dipinte dal clusonese Giovanni Trussardi Volpi (1875-1921). Sotto il rivestimento m legno intagliato e dorato, c'è la versione in ceramica del primitivo disegno del Muzio; la rivelano, in basso, le copie dei "Pueri Cantores" di Luca Della Robbia.

Sulla parete di destra, è collocato il "banco presidenziale", opera pregevolissima di Alessandro Gritti di Bergamo. Finanziato dalle sorelle Savoldelli Maria e Lucia, fu realizzato nel 1941. Le tarsie del dorsale raffiguranti i momenti più salienti della partecipazione di Maria alla passione di Cristo, inserite in una corniciatura di curato intaglio, sono degna continuazione della lunga tradizione dell'intarsio bergamasco. Per la loro realizzazione, l'artista ha usato oltre trenta diverse qualità di legno, non mai ricorrendo alla colorazione artificiale.

 

II paliotto dell'altare maggiore e il banco presidenziale, hanno offerto ad Angelo Gritti e al figlio Eugenio di Bergamo, i fili conduttori per approntare nel 1972 l'altare del sacrificio e l'ambone della parola di Dio (integrati con angeli seicenteschi), secondo le disposizioni del Concilio Vat. 2°.

 

Sulla parete a sinistra dell'altare, tre significative opere della vasta produzione pittorica di Antonio Cifrondi (1656-1730): al centro la grande tela del banchetto pasquale, posto in questa Chiesa nel 1991, per ricordare il quarantesimo anno di presenza nella Comunità di Clusone di D. Nicola Morali; ai lati gli apostoli Pietro e Paolo, donati dall'avv. Alessandro Pedrocchi. La Cena Pasquale, collocata in origine in una residenza nobiliare, anche se non ancora catalogata dagli studiosi, è opera inconfondibile del maestro clusonese, che l'ha firmata con lo stemma di Clusone. Gli apostoli Pietro e Paolo, opere di qualità assai alta, sono databili, nella produzione del pittore, intorno al 1707-1710.

Nell'abside, a fianco della tela del Crocifisso (fine sec. XVIII) donata da Emilio Trussardi, sono appese altre due tele di Antonio Cifrondi. Vi sono dipinte figure allegoriche che reggono o indicano gli strumenti della passione: la croce e i chiodi, il sedile della flagellazione e i flagelli. Sono in questa Chiesa dal 1985; anche queste opere non risultano ancora conosciute ai catalogatori della produzione del Cifrondi. Il mobile del coro, in noce locale, disposto su tutta la zoccolatura dell'abside, è opera settecentesca realizzata nelle botteghe artigianali di Clusone.

Sulla parete sinistra del presbiterio, in alto, è collocato l'organo a canne uscito dalla bottega Pedrini di Cremona. Sulle pareti portanti l'arco che immette nel presbiterio, meritano attenzione due ovali. Sono tele, fine seicento di autore ignoto, raffiguranti i padri della Chiesa S. Girolamo e S. Agostino.


L’ illuminazione - La sacrestia


 

La illuminazione decorativa della Chiesa, è stata realizzata mediante lampadari in rame traforato e sbalzato calati, mediante cordonature anche loro in rame lavorato, dal culmine degli archi delle cappelle e dalla prima vela del soffitto del presbiterio. Li hanno approntati gli sbalzatori: Nani, Guerinoni, Giudici e Bergamini di Clusone. Su ciascuno, tra i simboli sbalzati, sono incisi i nomi dell'autore e del donatore. • Nel locale "sacrestia", arredato con mobilio settecentesco, sono custoditi arredi sacri di particolare pregio: sbalzi, ceselli, pizzi e stoffe di diversi periodi. Non mancano, anche in questa sede, pitture e sculture. Tra le altre: una pregevole tavola fine sec. XV; tre piccole tele di A. Cifrondi: una scultura dei Tartelli (sec. XVI), resto di una pala lignea; quattro ritratti eseguiti da Antonio Brighenti e uno da V. Manini; due bozzetti (L. Querena); un crocifìsso fantoniano e alcune icone del maestro Bee.


Le porte


 

 

Sono opere notevolissime dello scultore Clau dio Nani. Le ha eseguite negli anni 1992-1993 su piste tematiche di Nicola Morali. L'esterno è in bronzo cesellato; l'interno è rivestito dagli sbal zi in rame, approntati dall'artista per le fusioni e poi cesellati.

 

La porta dell'ingresso principale ha come te ma: "La Vergine Maria nel mistero di Cristo". In alto, nel timpano dell'architettura in pietra, il Padre Celeste a braccia allargate sembra dire: "Che cosa potevo fare di più! Vi ho donato come Salvatore il mio Figlio, per mezzo di Maria". Tale atteggiamento è chiarito dalla scritta incisa ai piedi della scultura: "Sic Deus dilexit mundum, ut fìlium suum unigenitum daret". Sotto, sette pannelli riproducono i momenti salienti della vita di Maria che si intreccia a quella di Gesù: la Natività di Maria, l'Annunciazione, incontro con Elisabetta, la Nascita di Gesù, la Presentazione al Tempio, la Pietà, l'Assunzione. Sono realizzati in forte rilievo, ad eccezione dei personaggi dell'Annunciazione che sono a tutto tondo e posizionati nella originale mandorla, ad indicare la centralità e l'importanza del "Sì" di Maria nel suo cammino di fede e nella stona della nostra salvezza. La luce della mandorla, entro la quale si coglie la sacra conversazione tra i personaggi dell'Annunciazione, e dalla quale si notano i muri delle case che danno sulla piazza, vuoi essere un richiamo all'unione che deve esserci tra il tempo della preghiera e il tempo della attività, tra l'incontro con Dio nel tempio, e l'incontro con i fratelli fuori. Sui battenti sono riprodotte, commentate da piccole simbologie, le laudi e invocazioni a Maria del popolo cristiano. Se la visita alla chiesa, oltre che per un interesse "storico-artistico" è compiuta anche in funzione di una compiuta "catechesi mariana", il punto di partenza o il momento conclusivo di questo percorso tra le strutture architettoniche, gli elementi decorativi e il ricco arredo, non può che essere la porta centrale.

La porta laterale, dopo una panoramica (in alto) dei luoghi di culto di Clusone, offre (sulle fiancate) una sintesi della stona del complesso del "Paradiso" nell'antica contrada Canépa, con i conventi, le famiglie religiose, le confraternite, la chiesa e le sue interne cappelle votive. Sui battenti, con marcata plasticità, sono effigiati: i santi Filippo Benizzi e Pellegrino Laziosi (santi dell'Ordine dei Serviti che hanno officiato la chiesa dall'inizio fino al 1659); i santi

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